CORPUS ET VULNUS

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Soggetto, regia e montaggio di Sergio Mario Illuminato

Direzione della fotografia e riprese di Federico Marchi e Roberto Biagiotti

Musiche di Andrea Moscianese

Sound design di Davide Palmiotto

Laboratorio di post-produzione Pyramid Factory

Colorist Alessandro Ammendola

DURATA: 41' – FORMATO: 4K aspect ratio 16:9

L’arte non si guarda: si attraversa.
Un sistema artistico sensibile e instabile trasforma la materia in campo percettivo: un film macro immersivo dove opere reattive e organismi ambientali mettono in crisi la forma, costringendo lo sguardo a entrare dentro un processo di continua mutazione tra controllo, erosione e vulnerabilità.

Questo film sperimentale di 40 minuti entra nel nucleo operativo di iosonovulnerabile. Non lo rappresenta. Ci sta dentro. Non c’è una sequenza. C’è un campo. Un flusso continuo di immagini macro in cui la scala cede e la materia diventa paesaggio. Le superfici si aprono. Si ispessiscono. Cedono. Nulla resta fermo abbastanza a lungo da essere nominato. Le opere reagiscono. Assorbono. Registrano. Si modificano. Sono “Organismi Artistico-Comunicanti”. Luce, umidità, tempo, contatto: non fanno da sfondo. Intervengono. Incidono. Spostano gli equilibri. L’opera non è un risultato. È un processo esposto. Un corpo sotto pressione. La camera non osserva. Entra. Sta addosso alle cose fino a farle sentire. Il dettaglio non descrive: compromette. Quello che appare non è forma compiuta, ma formazione. Non immagine, ma emergenza.

Nel tempo del film qualcosa si accumula. Una tensione che non si risolve: tra controllo e perdita, struttura ed erosione, presenza e sparizione. Gli organismi provano a stabilizzarsi e subito scivolano via. Qui la vulnerabilità non è un tema. È una condizione che accade. Nella materia. Nel tempo. Senza ritorno.

Il film sperimentale sposta lo sguardo. Non più arte come oggetto, ma come sistema vivente. E lo spettatore non resta fuori: è implicato. Deve avvicinarsi. E stare dentro a ciò che continua a diventare.

Corpus et Vulnus nasce da una necessità: togliere l’opera dalla distanza e portarla in una condizione di contatto. Non filmare l’arte, ma entrare in un sistema che reagisce, che cambia stato mentre lo si attraversa. La scelta del macro non è estetica. È una presa di posizione. Riduce il margine di sicurezza dello sguardo, elimina la visione d’insieme e costringe a stare dentro la materia. A quella distanza, ogni superficie diventa instabile, ogni dettaglio è già trasformazione.

Il film rifiuta una struttura narrativa tradizionale. Non costruisce una progressione per spiegare, ma lascia che sia il tempo reale, continuo, a incidere sulle immagini. Il montaggio non organizza: espone. Tiene aperte le variazioni, le micro-mutazioni, le derive.

Gli “Organismi Artistico-Comunicanti” non sono metafore. Sono dispositivi reali, sensibili alle condizioni ambientali. Luce, umidità, temperatura, contatto umano: ogni variazione modifica il loro comportamento. Il film non documenta questo processo: ne è parte. La presenza della camera è già un intervento.

Il suono lavora nello stesso senso. Non accompagna, non commenta. Registra attriti, densità, interruzioni. Costruisce una soglia percettiva che avvicina lo spettatore fino a farlo entrare in un regime quasi tattile.

La vulnerabilità non viene tematizzata. Non è dichiarata. È qualcosa che accade quando un sistema non può più mantenere il proprio equilibrio iniziale. Quando si espone, quando assorbe, quando si lascia modificare. Questo film prova a stare in quel punto: dove la forma non è ancora stabilizzata e non può più tornare indietro.

Nel lavoro di Sergio Mario Illuminato il corpo non è mai separato dal modo in cui il mondo lo attraversa, lo modifica, lo espone. Cinema, arti visive e ricerca sui media convergono da anni in una pratica che indaga le zone in cui controllo, vulnerabilità e percezione entrano in tensione.

Nel cinema e nell’audiovisivo scrive e dirige documentari, film d’arte e opere sperimentali presentate in contesti internazionali e istituzionali. Tra i lavori più recenti, Vulnerare (2023) è stato presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e premiato in diversi festival internazionali, tra cui Tokyo International Film Festival, New York City International Film Festival e Los Angeles CineFest. Tra i progetti precedenti: Mediterranea (2010), realizzato nell’ambito del Programma Ambiente delle Nazioni Unite per il Mediterraneo (UNEP/MAP), Corpus et Vulnus (2023) e Intorno al Futurismo (2000).

Parallelamente ha sviluppato un percorso nelle arti visive e nella curatela, collaborando con istituzioni culturali italiane e internazionali tra cui MAXXI, Palazzo delle Esposizioni, Fondazione Memmo e Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Ha inoltre lavorato in ambito televisivo con RAI e ricoperto il ruolo di Direttore del Centro Informazione e Comunicazione per il Programma Ambiente delle Nazioni Unite nel Mediterraneo (UNEP/MAP).

La sua formazione attraversa cinema, arti visive e studi filosofici tra Roma e New York, con percorsi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Università La Sapienza, ANICA Academy, il New York Film Festival e il MoMA di New York.

Il film nasce da un percorso di ricerca sviluppato tra documentario, cinema sperimentale e media contemporanei. È il primo lungometraggio di finzione dell’autore perché è il primo progetto che richiedeva una forma narrativa capace di tenere insieme corpo, relazione e sistemi di controllo dentro un’esperienza cinematografica pienamente incarnata.

May 27 - June 30, 2026, ROME - ITALY
Official Selection in Competition, 7 Edition Festival del Tempo
'Experimental Film' section
 

copyright 2023 Sergio Mario Illuminato tutti i diritti riservati. Sergio Mario Illuminato ai sensi dell'Art. 45 della legge sul diritto d'autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni)

 

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