VULNERARE

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CREATO DA INTELLIGENZE UMANE – IU

 

Soggetto, regia e montaggio di Sergio Mario Illuminato

Con Patrizia Cavola, Camilla Perugini, Nicholas Baffoni e Sergio Mario Illuminato

Direzione della fotografia e riprese di Federico Marchi e Roberto Biagiotti

Location e art direction Rosa Maria Zito

Coreografie di Patrizia Cavola e Ivan Truol

Musiche di Andrea Moscianese

Sound design di Davide Palmiotto

Laboratorio di post-produzione Pyramid Factory

Conforming Elena Becchetti e colorist Alessandro Ammendola

Con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Velletri, della Città Metropolitana di Roma Capitale.

Speciale ringraziamento all’Arch. Paolo Candidi, Dirigente del “Settore VI – Programmazione e Sostenibilità” del Comune di Velletri per la collaborazione e il supporto all’accesso all’ex Carcere Pontificio di Velletri.

Italia, 2024, 13’30, DCP 4K, colore e b/n

Questa è l'ultima testimonianza del patrimonio storico dell'exCarcere Pontificio di Velletri rimasto intatto per due secoli prima di sperimentare una trasformazione irreversibile.
Un gruppo di artisti riattiva un’ex prigione abbandonata trasformandola in un campo sensibile in cui materia, corpo e memoria si espongono alla vulnerabilità come forza creativa e politica.

Ci troviamo all’interno di un’antica prigione ottocentesca, un luogo carico di storia. Nata durante i tre giorni di lutto per Giuseppe Garibaldi, eroe nazionale, la prigione viene dismessa dopo due secoli, quando gli ultimi detenuti vengono trasferiti in una struttura moderna.

Abbandonata per oltre 30 anni, la prigione diventa il palcoscenico di artisti contemporanei che, poco prima della sua trasformazione irreversibile, decidono di riportarla in vita in modo sorprendente. Nel corso di sei mesi di “speleologia creativa”, pittori, fotografi, filmmaker, danzatori e musicisti collaborano per far emergere “Organismi Artistico-Comunicanti”.

Questa “Urbex Squad” si immerge in celle in decadenza, iscrizioni incise dai detenuti e fascicoli impolverati, con l’obiettivo di esplorare, attraverso le rispettive forme artistiche, il legame profondo tra vulnerabilità e forza creativa che abita ciascuno di noi.

La storia di Vulnerare riflette sull’assurdità del tempo presente, in cui bellezza e forza possono emergere dagli angoli più inattesi e dalle esperienze più difficili. La prigione diventa una metafora della società, in cui la sua storia complessa e la sua potenzialità di trasformazione si fondono attraverso la creatività e la condivisione delle vulnerabilità umane.

In risposta alla situazione critica del presente, ho sentito la necessità di mettere in atto un contro-movimento creativo, uscendo dagli spazi anestetizzati che relegano l’arte ai margini. Ho tentato di “portare il mondo all’esistenza”, secondo la lezione di Alighiero Boetti.

Questo lavoro mira a riattivare quelle che possono essere definite le “cattedrali contemporanee della vulnerabilità”, insieme ad altri spazi e condizioni umane segnati da abbandono, incuria ed erosione.

Nel cuore di questa ex Prigione Pontificia, le mura segnate dal tempo e le sbarre di ferro testimoniano storie di reclusione e isolamento. Oggi quelle stesse superfici diventano un campo vivo di scrittura, in cui la materia stessa partecipa all’articolazione di un tema al tempo stesso universale e intimo: la vulnerabilità umana.

Uno spazio a lungo sepolto nell’oblio—oltre trent’anni di silenzio e degrado—viene ora riattivato, trasformato in luogo di incontro e dialogo artistico, aperto alle generazioni future e alla continuità instabile del presente.

Nel lavoro di Sergio Mario Illuminato il corpo non è mai separato dal modo in cui il mondo lo attraversa, lo modifica, lo espone. Cinema, arti visive e ricerca sui media convergono da anni in una pratica che indaga le zone in cui controllo, vulnerabilità e percezione entrano in tensione.

Nel cinema e nell’audiovisivo scrive e dirige documentari, film d’arte e opere sperimentali presentate in contesti internazionali e istituzionali. Tra i lavori più recenti, Vulnerare (2023) è stato presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e premiato in diversi festival internazionali, tra cui Tokyo International Film Festival, New York City International Film Festival e Los Angeles CineFest. Tra i progetti precedenti: Mediterranea (2010), realizzato nell’ambito del Programma Ambiente delle Nazioni Unite per il Mediterraneo (UNEP/MAP), Corpus et Vulnus (2023) e Intorno al Futurismo (2000).

Parallelamente ha sviluppato un percorso nelle arti visive e nella curatela, collaborando con istituzioni culturali italiane e internazionali tra cui MAXXI, Palazzo delle Esposizioni, Fondazione Memmo e Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Ha inoltre lavorato in ambito televisivo con RAI e ricoperto il ruolo di Direttore del Centro Informazione e Comunicazione per il Programma Ambiente delle Nazioni Unite nel Mediterraneo (UNEP/MAP).

La sua formazione attraversa cinema, arti visive e studi filosofici tra Roma e New York, con percorsi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Università La Sapienza, ANICA Academy, il New York Film Festival e il MoMA di New York.

Il film nasce da un percorso di ricerca sviluppato tra documentario, cinema sperimentale e media contemporanei. È il primo lungometraggio di finzione dell’autore perché è il primo progetto che richiedeva una forma narrativa capace di tenere insieme corpo, relazione e sistemi di controllo dentro un’esperienza cinematografica pienamente incarnata.

Vulnerare, di Sergio Mario Illuminato, non è un cortometraggio convenzionale, né ha l’intenzione di esserlo. Si colloca in una zona di confine tra cinema e performance, più meditazione che racconto. Ambientato in un carcere abbandonato, non invita a seguire una trama, ma a ricomporne una. Gli indizi si disseminano come frammenti: le texture della pietra e della ruggine, l’eco di passi lontani, il fantasma di vite un tempo confinate in questi spazi.

Illuminato adotta un linguaggio impressionistico. Un muro, una finestra sbarrata, un corridoio: ogni elemento è offerto allo sguardo con una tale attenzione tattile da suggerire la sua consistenza fisica. Danzatori contemporanei attraversano i locali come presenze sospese: i loro corpi evocano prigionieri, oppure il tempo stesso, che scorre e si dissolve. La prigione non è più un luogo, ma un ricordo incarnato.

La ricerca visiva è spesso folgorante: l’attenzione alle materie, alle superfici, alla composizione dell’inquadratura costruisce una forte coerenza estetica. In alcuni momenti, tuttavia, emergono elementi tecnici che interrompono la piena immersione, riportando l’attenzione sul dispositivo filmico e sulla sua natura artigianale. Questa oscillazione diventa essa stessa parte del discorso sul limite dell’immagine.

Il montaggio guida lo spettatore attraverso frammenti che non si chiudono mai in una forma narrativa unica, ma restano aperti alla costruzione percettiva. È un dispositivo che richiede partecipazione attiva, una ricomposizione continua tra ciò che si vede e ciò che si intuisce. Il suono svolge un ruolo decisivo: attraverso un uso calibrato di J e L cuts, crea continuità tra spazi discontinui, trasformando la frattura visiva in flusso sensoriale.

Vulnerare non mira a spiegare, ma a immergere. È un’esperienza percettiva che si sviluppa in un luogo carico di tracce e stratificazioni, dove la memoria non è ricostruita ma evocata. Le imperfezioni non vengono nascoste: diventano parte della struttura espressiva dell’opera.

Per la sua capacità di coniugare rigore estetico e ricerca sperimentale, la giuria degli Hollywood Best Indie Film Awards 2025 è orgogliosa di conferire a Sergio Mario Illuminato il premio per la Miglior Regia / Film Sperimentale. Vulnerare viene riconosciuto come un’opera in cui limite tecnico e visione poetica convivono, generando un linguaggio coerente e radicale.

Abbandonata di Velletri. Per gli uomini che costruiscono carriere e considerano il loro segno nel mondo, questa storia offre qualcosa che vale la pena esaminare: cosa succede quando la forza creativa incontra il decadimento istituzionale, e come confrontarsi con la vulnerabilità diventa un atto di leadership.

Il Festival of Cinema NYC non distribuisce riconoscimenti alla leggera. Sostenuto dal National Endowment for the Arts, dal New York State Council on the Arts e dal New York City Department of Cultural Affairs, rappresenta una seria validazione culturale. Che il film nato in prigione del regista Sergio Mario Illuminato abbia ottenuto questo riconoscimento suggerisce che le istituzioni culturali americane riconoscono qualcosa di profondo nel suo approccio alle strutture di potere abbandonate.

Quando l’Autorità Papale Diventa Tela Artistica

L’ex Prigione Pontificia di Velletri, 40 chilometri a sud-est di Roma, incarna il potere istituzionale in forma fisica. Costruita nel XIX secolo sotto l’autorità papale quando la Chiesa Cattolica governava l’Italia centrale, questa struttura imponente serviva sia come tribunale che come centro di detenzione per gli Stati Pontifici. Per oltre un secolo, ha ospitato prigionieri, assistito a processi e incarnato il sistema giudiziario di un’era passata.

Chiusa negli anni ’90 mentre l’Italia modernizzava il suo sistema penale, l’edificio rimase vuoto per tre decenni. Nel 2023, di fronte alla demolizione, sembrava destinato alla cancellazione dalla storia. Quello che seguì offre un caso di studio convincente su come gli spazi progettati per il controllo e la punizione possano diventare laboratori per l’espressione creativa.

Cambiamenti simili sono avvenuti in tutti i continenti. La Eastern State Penitentiary di Filadelfia ora ospita installazioni site-specific che affrontano temi di incarcerazione e giustizia. L’Isola di Alcatraz attira oltre 1,4 milioni di visitatori all’anno per vedere mostre d’arte che esplorano la storia stratificata della prigione. Questi spazi condividono qualcosa di cruciale: dimostrano come i luoghi costruiti per contenere e controllare possano diventare piattaforme per esaminare il potere stesso.

Gli Artisti Entrano nel Vuoto

Prima che la demolizione potesse procedere, pittori, fotografi, ballerini e musicisti rivendicarono la prigione di Velletri come loro casa temporanea. Per sei mesi, abitarono celle in decadimento e corridoi bui, trasformando ogni angolo in un laboratorio creativo. Questo atto di appropriazione ha peso: prendendo il controllo di un sito costruito per confinare, questi artisti hanno invertito lo scopo originale dell’edificio.

Il gruppo includeva i coreografi Patrizia Cavola e Ivan Truol della Compagnia Atacama, i fotografi Federico Marchi e Roberto Biagiotti, e i sound designer Andrea Moscianese e Davide Palmiotto. Il loro lavoro collaborativo divenne sia performance che documentazione, creando quello che sarebbe diventato VULNERARE.

Questo approccio agli spazi istituzionali abbandonati riflette un cambiamento culturale più ampio. Alla Fremantle Prison in Australia, l’arte estensiva dei detenuti che copre 136 anni di operazione fornisce intuizioni sulle esperienze dei prigionieri e l’espressione culturale. Questi esempi suggeriscono che il lavoro creativo in ex siti di reclusione serve uno scopo più profondo del mero spettacolo: ridefinisce come comprendiamo il potere, la memoria e la resilienza umana.

L’Approccio del Film: Cinema di Soglia

La metodologia di Illuminato, che chiama “THRESHOLD CINEMA”, cattura l’autenticità attraverso improvvisazione e spontaneità. Nessun copione, solo vita che accade. Questo approccio produce quello che definisce “Organismi Artistici Comunicanti” – opere viventi che cambiano e si trasformano davanti agli occhi dello spettatore.

Il linguaggio visivo del film si muove dalle immagini in bianco e nero del passato della prigione alle esplosioni di colore che rappresentano la rinascita. I ballerini si esibiscono in celle claustrofobiche, trasformandole in palcoscenici di libertà. La colonna sonora guida gli spettatori dal dramma carcerario verso la possibilità creativa.

Lo storico dei media Bruno di Marino nota come “muri, pavimenti, soffitti diventano tagli, ferite, falle. Gesti coreografici e materia pittorica si fondono in un’unica partitura visiva grazie al montaggio chirurgico e ai giochi di luce.”

Perché Parla agli Uomini di Influenza

La ricerca contemporanea sulla leadership riconosce sempre più la vulnerabilità come una forza centrale piuttosto che una debolezza. I leader che abbracciano la vulnerabilità costruiscono fiducia, favoriscono connessioni autentiche e creano ambienti collaborativi.

Il progetto VULNERARE incarna questo principio in forma fisica. Illuminato descrive la prigione come “una cattedrale contemporanea della vulnerabilità” dove l’arte esprime rinascita. La vulnerabilità diventa così una struttura interpretativa del potere.

Dalle Ferite alla Bellezza

Il film si chiude con parole scolpite su un muro: “Vulnerabile quindi vivo, l’arte è amare la realtà”. Nascosto nella traccia audio, un messaggio appare in codice Morse: IAMVULNERABLE. Riconoscere la vulnerabilità non significa debolezza, ma presenza.

Come legge un’altra iscrizione sul muro: “I tagli sulla pelle non sono un’illusione, non guariscono più.” I segni diventano arte proprio perché vengono riconosciuti.

VULNERARE porta la voce dell’Italia in America, mostrando cosa accade quando le ferite diventano possibilità generativa. Entrare negli spazi abbandonati significa restituire voce a ciò che era stato rimosso.

Vi sono tre livelli della rappresentazione che si intrecciano in Vulnerare, tre livelli che ne generano poi – nel suo svolgimento – altrettanti, richiamando nella mente dello spettatore suggestioni ed emozioni.

Il primo è quello relativo al luogo, un carcere dismesso nello specifico, anche se la location rimanda quasi a un genere trasversale dell’audiovisivo, ovvero la ri-messa in scena di spazi smantellati e fatiscenti che evocano un passato più o meno recente e traspirano di memorie più o meno dolorose (dai penitenziari borbonici ai manicomi pre-basagliani, ma vi sono anche le discoteche anni ’80 in questo lungo elenco).

Il secondo livello è quello performativo: la danza diventa in alcuni casi il modo per riappropriarsi di questi siti, restituendo loro simbolicamente vita.

Il terzo livello è costituito dall’inserimento di alcune opere, realizzate dallo stesso artista-cineasta, nello spazio esplorato dalla videocamera: si tratta di quadri astratti che – collocati dentro le celle che hanno ospitato i detenuti – trasformano il luogo in una sorta di museo, caricandolo di ulteriori significati e, a loro volta, sono investiti anch’essi di inediti significati grazie allo spazio in cui si inseriscono perfettamente, in modo quasi da mimetizzarsi.

L’intento di Vulnerare è di fondere insieme arte visiva, danza e cinema, con l’aggiunta di un commento sonoro di grande efficacia dove la musica si fa rumore e il rumore si fa musica (l’autore è Andrea Moscianese). Ma anche quello di costruire una possibile narrazione, cui contribuiscono le scritte di chi ha vissuto qui per anni, rinchiuso tra queste mura, gli oggetti, i faldoni processuali che rimandano a una kafkiana burocrazia, le piante che sono spuntate in mezzo al cemento riprendendosi il maltolto e – infine – tutte le possibili tracce e testimonianze di una dimensione temporale che continua a riverberarsi nel vuoto desolato.

Prima dei titoli di coda la didascalia ci avverte che il carcere dove siamo entrati è quello pontificio di Velletri, ma è un’informazione che non aggiunge granché alla nostra visione. Ciò che rimane sono le superfici che lo sguardo di Illuminato ci consente di percepire quasi tattilmente.

Pareti, pavimenti, soffitti, porte, finestre che diventano tagli, ferite, faglie, cesure, mentre i gesti coreografici – che si inscrivono dentro questa geometria di pieni e di vuoti architettonici – e la materia pittorica sulle tele, appese o appoggiate ai muri in mezzo ai detriti, diventano momenti di un’unica partitura visiva grazie ai travelling con la camera a mano, alle dissolvenze, ai giochi di chiaroscuro, alle intermittenze luminose, alle rapide zoomate, ai dettagli, agli stacchi improvvisi scanditi da un chirurgico montaggio.

Vulnerare può, infine, essere letto come un’unica installazione. E, in questo senso, la presenza dello stesso Illuminato all’interno di uno dei cortili, sembra chiudere il cerchio. La sagoma dell’artista vista dall’alto fissa una frase (oppure sono due collegate tra loro?) che qualcuno ha scritto sul muro: “Vulnerabile dunque vivo. Arte è amare la realtà”.

La vulnerabilità rappresenta una debolezza poiché l’uomo può essere vittima di altri uomini, ma è anche la sua forza, in quanto cosciente di essere vivo perfino nel dolore. Anche l’artista è vulnerabile nel momento in cui affronta il reale, immergendovisi dentro.

La consapevolezza che fare arte vuol dire, inevitabilmente, amare la realtà non è un assunto sempre valido. Non lo è sicuramente per quegli artisti che, attraverso la creazione, cercano di sfuggire alla dimensione nella quale vivono.

Ma in questo caso il compito di chi fa arte è quello di raccontare la condizione umana all’interno dell’universo concentrazionario, e ciò che resta della dignità delle persone anche se private della loro libertà.

La proiezione del cortometraggio VULNERARE rappresenta un momento simbolico per la vita del progetto, il quale si sviluppa in diversi siti: IOSONOVULNERABILE ha avuto il suo incipit nel gennaio scorso attraverso una residenza d’artista negli spazi abbandonati dell’ex carcere pontificio di Velletri, per approdare a Parigi e proseguire nel prossimo dicembre presso i locali seicenteschi del Museo Storico di Villa Altieri di Roma.

IOSONOVULNERABILE è un progetto complesso dove la vulnerabilità umana, con le paure, le sconfitte e le debolezze che accompagnano l’esperienza terrena degli individui, viene raccontata e, se si vuole, esorcizzata e trasformata in emozione attraverso svariate forme artistiche quali fotografia, cinema, arte coreutica, teatro, musica, scenografia ed editoria.

L’importanza del progetto viene evidenziata dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Antonio Calbi, attraverso le seguenti parole: “La cultura è occasione di formazione e di crescita e a volte anche di lotta contro le ingiustizie. Il primo passo per farlo è accettare le nostre stesse fragilità in un mondo che continua a richiedere la perfezione, noi scegliamo di esaltare la vulnerabilità, la bellezza del gesto semplice, puro”.

VULNERARE: un cortometraggio materico

L’opera prima di Sergio Mario Illuminato, nella sua durata di poco più di 13 minuti, si presenta densa di significati, i quali originano per lo più dall’osservazione della materia. Girato all’interno dell’ex carcere pontificio di Velletri, costruito nel 1860 e in disuso dal 1991, ora in procinto di cambiare destinazione d’uso, il film si presenta come una serie di immagini, sia a colori che in un suggestivo bianco e nero, nelle quali si mostra il passato, o meglio i richiami di molteplici vite (sofferenti, trattandosi di un carcere) che si sono espresse e represse in quei luoghi.

Reti, sbarre, porte, tralicci, faldoni accatastati sul pavimento, scritte sui muri e corridoi sono i protagonisti del corto, ma non solo. Intensi momenti performativi si rintracciano in azioni coreografiche che rievocano la corporeità dell’umanità che ha soggiornato in quei luoghi, così come le ombre che ricordano sedimenti di vita, legati a una memoria confusa che trasuda dai muri scrostati, dove la superficie malandata diventa essa stessa significato.

La materia come espressione della realtà

Durante la proiezione dell’audiovisivo, impreziosito da una colonna sonora “spigolosa” realizzata da Andrea Moscianese, si ha la sensazione di rievocare emozioni profonde non solo attraverso la vista, ma anche mediante una percezione quasi tattile delle immagini e degli oggetti mostrati.

Aprire quei faldoni impolverati e scorrere i nomi di chi quei luoghi ha vissuto nella vulnerabilità del condannato incarna un desiderio dello spettatore. Ogni nome richiama un individuo, una storia, una vita segnata, spesso perduta nel silenzio di una storia che conserva più i vincitori che gli sconfitti.

Il corto non indulge in derive autoreferenziali né in linguaggi visivi escludenti, ma cerca un canale comunicativo diretto con il presente, parlando di memoria e di tempo, e dei luoghi in cui questa memoria si è depositata.

A proposito della sensazione tattile evocata dal film, colpisce una scritta su un muro: “I tagli sulla pelle non sono un’illusione, non guariscono più”, che sembra condensare l’impatto della realtà sulla vita degli individui, lasciando segni indelebili.

Arte è amare la realtà qualunque sia

Il titolo del corto deriva dal latino vulnus, ferita, offesa, danno. Nel film di Illuminato queste ferite appaiono non riparabili: scritte sui muri, nomi nei registri, tracce che sopravvivono alla durata della pena e al soggetto stesso.

Non si tratta solo di passato, ma di una memoria ancora attiva, che si presenta come materia viva. Il film invita però a non considerare il passato come distanza, ma come esperienza da attualizzare nel presente, assumendo la vulnerabilità come condizione essenziale del rapporto con il reale.

In questo senso, il gesto artistico diventa un atto di esposizione: mostrare le proprie ferite, riconoscere la propria fragilità, accettare l’impossibilità del controllo totale.

In questa prospettiva si inserisce anche il richiamo, in chiusura, alle parole di Pier Paolo Pasolini, che evocano un mondo in cui è possibile fallire e ricominciare senza perdere dignità.

Ne deriva un monito finale che attraversa l’intera opera: “vulnerabile dunque vivo, arte è amare la realtà”.

La proiezione del cortometraggio VULNERARE rappresenta un momento simbolico per la vita del progetto, che si sviluppa in diversi siti: IOSONOVULNERABILE ha avuto il suo incipit nel gennaio scorso attraverso una residenza d’artista negli spazi abbandonati dell’ex carcere pontificio di Velletri, per approdare a Parigi e proseguire nel prossimo dicembre presso il Museo Storico di Villa Altieri di Roma.

IOSONOVULNERABILE è un progetto complesso in cui la vulnerabilità umana, con le paure, le sconfitte e le debolezze che accompagnano l’esperienza terrena degli individui, viene attraversata e trasformata attraverso diverse forme artistiche: fotografia, cinema, arte coreutica, teatro, musica, scenografia ed editoria.

Il progetto si fonda su un’idea di esposizione della fragilità come condizione costitutiva del reale. La cultura diventa così uno spazio di formazione e di confronto, in cui la vulnerabilità non viene rimossa ma assunta come materia operativa.

VULNERARE: un cortometraggio materico

Il cortometraggio, della durata di circa 13 minuti, si costruisce a partire dall’osservazione ravvicinata della materia. Girato all’interno dell’ex carcere pontificio di Velletri, edificato nel 1860 e dismesso nel 1991, il film lavora su ciò che resta: superfici, segni, strutture, residui.

Reti, sbarre, porte, tralicci, faldoni, scritte sui muri e corridoi non sono elementi di scenografia, ma presenze attive. A questi si affiancano momenti performativi che riattivano una memoria corporea legata agli spazi, in una continua oscillazione tra traccia e presenza.

La materia non è sfondo ma agente. Le superfici non rappresentano: reagiscono. L’immagine si costruisce come contatto diretto, in cui la distanza tra osservatore e oggetto viene progressivamente ridotta.

Durante la proiezione, sostenuta da una colonna sonora di Andrea Moscianese, l’esperienza non resta confinata alla visione ma si estende a una dimensione percettiva più ampia, quasi tattile.

L’apertura dei faldoni e la lettura dei nomi inscritti nei documenti introduce una relazione diretta con le vite che hanno attraversato quei luoghi. Ogni nome rimanda a una presenza concreta, a una biografia interrotta o sospesa.

Il film non costruisce un racconto lineare, ma un campo di tensioni tra tempo e materia, in cui la memoria non è ricostruzione ma permanenza attiva.

In questa prospettiva, anche la scrittura sui muri, i segni, le incisioni e le tracce diventano elementi strutturali dell’opera, non indizi ma componenti del presente.

La materia come condizione del reale

Il lavoro si sviluppa come indagine sul rapporto tra corpo, spazio e tempo. Le immagini non illustrano, ma espongono stati di trasformazione continua, in cui ciò che viene osservato non è mai separato da ciò che osserva.

La vulnerabilità non è tematizzata, ma praticata come condizione del dispositivo filmico. È ciò che emerge quando la forma non è ancora stabilizzata e rimane esposta alla variazione.

Il titolo rimanda al latino vulnus, ferita, intesa non come evento concluso ma come stato persistente. Nel film le ferite non sono chiuse: restano attive, come tracce che continuano a produrre senso.

Il gesto artistico si configura come esposizione controllata a questa instabilità. Non rappresentazione della fragilità, ma attraversamento della sua dinamica.

Ne emerge un’idea di arte come pratica di relazione con il reale, in cui la vulnerabilità diventa non una mancanza ma una forma di conoscenza.

La conclusione del percorso si concentra in una formula essenziale: “vulnerabile dunque vivo, arte è amare la realtà”.

Il film Vulnerare ha ottenuto il PREMIO DELLA GIURIA FILM SPERIMENTALI con la seguente motivazione:

Il film trasforma uno spazio carico di memoria e di assenze in un luogo di riflessione sul rapporto profondo tra arte e vulnerabilità. Ambientato in un ex carcere, dove il tempo sembra essersi cristallizzato tra iscrizioni incise dai detenuti e fascicoli dimenticati dalla polvere, il film costruisce una narrazione densa e suggestiva, capace di intrecciare memoria individuale e collettiva. Con sensibilità e rigore, l'opera mette in luce come la bellezza e la forza della creazione possano nascere anche dalle esperienze più dolorose e tragiche dell'esistenza, restituendo all'arte la sua capacità di custodire le ferite, dare forma alla fragilità e generare nuove possibilità di senso. Un film intenso e profondamente evocativo, che invita a riconoscere nella vulnerabilità una dimensione essenziale dell'esperienza umana e della pratica artistica.

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4 novembre 2025, NAPOLI - ITALIA
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31 ottobre 2025, NEW YORK - USA
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16 ottobre 2025, TOKYO - GIAPPONE
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Director / Best Experimental Film Award
3 agosto 2025, NEW YORK - USA
Selezione ufficiale in concorso, 9ª ed.
FESTIVAL OF CINEMA NEW YORK CITY
Best Experimental Film Nomination
12 maggio 2025, BUENOS AIRES - ARGENTINA
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FESTIVAL ¡VIVA EL CINE!
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4 novembre 2024, LONDRA - REGNO UNITO
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FIRST-TIME FILMMAKER SESSIONS VOLUME 10
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1 settembre 2024, PARIGI - FRANCIA
Selezione ufficiale in concorso
PARIS LIFT-OFF FILM FESTIVAL
Sezione “Film Sperimentale”

5 giugno 2026, ROMA - ITALIA
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7ª Ed. Festival del Tempo

8 dicembre 2025, ROMA - ITALIA
Centro Congresso La Nuvola
9ª Ed. Fiera della Media e Piccola Editoria “Più libri più liberi”

23 ottobre 2025, ROMA - ITALIA
Museo di Villa Altieri
Palazzo della Cultura e della Memoria Storica
10ª Ed. Rome Art Week

4 ottobre 2025, ROMA - ITALIA
MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
21ª Giornata del Contemporaneo

6 dicembre 2024, ROMA - ITALIA
Museo di Villa Altieri
Palazzo della Cultura e della Memoria Storica
Anteprima italiana

3 ottobre 2024, PARIGI - FRANCIA
Istituto Italiano di Cultura di Parigi
Anteprima europea – 20ª Giornata del Contemporaneo

copyright 2023 Sergio Mario Illuminato tutti i diritti riservati. Sergio Mario Illuminato ai sensi dell'Art. 45 della legge sul diritto d'autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni)

EX PRIGIONE PONTIFICIA DI VELLETRI, ITALIA 1875
SCRITTE SULLE PARETI DEL CORTILE DELL’ASPIRAZIONE D’ARIA E DELLE CELLE
(frasi originali scritte dai detenuti)

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