PRATICA PERFORMATIVA

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Le ‘Cattedrali contemporanee della Vulnerabilità’ nella Pratica Performativa

 

2024-2025 SECONDA EDIZIONE
‘F
allire è una conquista. Arte è amare l’errore

Le  ‘Cattedrali contemporanee della Vulnerabilità’ percorse attraverso un movimento estetico ed etico dell’arte, approdano alla seconda edizione realizzata a:

o.    PARIGI, dal 3 ottobre al 30 novembre 2024  in un prestigioso ‘hôtel particulier’ della fine del ‘700, oggi Istituto Italiano di Cultura a Parigi

o.    ROMA, dal 5 dicembre 2024 all’11 febbraio 2025, in una delle più prestigiose dimore storiche seicentesche: Villa Altieri – Palazzo della Cultura e della Memoria Storica che dal periodo post-unitario al 1897 fu un istituto di pena femminile.

 

 

2023-2024 PRIMA EDIZIONE
iosonovulnerabile, dunque vivo. Arte è amare la realtà

La prima edizione della Pratica Performativa della ricerca transdisciplinare non profit ‘iosonovulnerabile’ è stata realizzata all’exCarcere Pontificio di Velletri dal 30 settembre 2023 al 30 gennaio 2024, con il patrocinio della Regione Lazio, della Città Metropolitana di Roma Capitale e del Comune di Velletri e la collaborazione di Compagnia Atacama e del Festival Internazionale Danza Contemporanea ‘Paesaggi del Corpo’.


In un’epoca di crisi permanente, in cui l’ordine internazionale è in declino e le leggi del pianeta sono sfuggite al controllo a causa dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, l’identità dell’artista di oggi è ben definita, sebbene interpretata con approcci e modalità alternative: IBRIDARE, sconfinare tra linguaggi e culture, mantenendo al contempo una sensibilità attenta al contesto e ai suoi limiti.
Rimanere in bilico tra diverse categorie creative e sperimentare una certa inquietudine riguardo alle definizioni rappresenta il viaggio dell’arte contemporanea, che eredita il testimone dai movimenti del primo Novecento, come la Bauhaus. Bisogna insistere sulla domanda di cambiamento dei paradigmi che la nuova progettualità dell’arte contemporanea deve affrontare, sfuggendo a ogni forma di zona di comfort.
Questa ricerca si concentra su prospettive insolite guidate dal concetto di TRANSDISCIPLINARITÀ, mirando alla comprensione della complessità del mondo presente. Ci muoviamo nello spazio inusuale delle ZONE INTERSTIZIALI tra pittura∞scultura, influenzati dal linguaggio del cinema, della danza, della musica e della fotografia, del teatro, dell’editoria al fine di ri-significare continuamente i luoghi espositivi e sperimentare ‘pratiche performative’ relazionali che rivelino connessioni, affinità, sviluppi possibili con gli spett-attori.
Questa è l’eccitante necessità nella inconchiusa ricerca espressiva di una dimensione autoriale che attraverso il «TESSUTO-TRAMA-COSMICA» degli «ORGANISMI-ARTISTICI-COMUNICANTI» si basa sulla «CO-EXSISTENCE» nel creare anelli performativi irregolari, concepiti come luoghi di incontro e comunità, spazi di generazione e attiva conoscenza, non solo di fruizione.
Si tratta di re-inversione di tendenza nell’arte, lontana dalle caste esclusive esaurite e dai sistemi autoreferenziali ormai senza respiro. Da qui s’intrecciano i primordiali temi del «CORPO-OLTRE-MATERIA», della «VULNERABILITÀ», dell’«ETICA NOMADE» e dell’«ESTETICA-DELLA-CONVERGENZA» basata sui meccanismi creativi delle Rovine, per ampliare e deviare la domanda contemporanea rispetto a ciò che viene propagandato attraverso il para-verso.
Con questo neologismo, in questo contesto, si intende l’incessante degrado dei mondi virtuali verso la superficialità dei mondi-specchio del nostro quotidiano.
Le grandi esposizioni internazionali d’arte contemporanea stanno conoscendo un crescente uso dell’arte come entità astratta separata dalla realtà. L’arte sembra essere sempre più confinata solo in spazi ideologici codificati come musei, fiere e gallerie. Claudio Parmiggiani, tra gli artisti con voce internazionale, ha sollevato un’interessante domanda: Cosa si può costruire oggi in arte, a partire dall’ottimismo offensivo, modaiolo e festaiolo di un mondo dell’arte al borotalco che, mentre tutto brucia, ci indica Disneyland come prospettiva?
Come risposta alla drammatica situazione attuale, si sente la necessità di re-agire artisticamente sfuggendo dagli spazi anestetici predefiniti che relegano l’arte ai margini e si prova ancora una volta a mettere al mondo il mondo, come affermava Alighiero Boetti, attraverso la ‘pratica performativa’ capace di re-abilitare le ‘cattedrali contemporanee della vulnerabilità’.
La ricerca ‘iosonovulnerabile’ in questi spazi mira a creare un ambiente esperienziale potenziale, uno spazio meditativo caratterizzato da una nudità cristallina, al fine di recuperare una dimensione rituale aperta all’altro, in cui artisti e partecipanti fanno degli spazi espositivi luoghi in cui si sviluppa un processo di relazioni senza uguali che può rivelare un lessico condiviso.

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